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Belfagor, il fantasma del Louvre – pt 2

Belfagor, il fantasma del Louvre – pt 2

In Belfagor schegge di esistenzialismo si conficcano qua e là nella trama, soprattutto affidate al personaggio interpretato da Juliette Gréco (“Le contraddizioni la irritano? – chiede Luciana ad Andrea prima di sedurlo – Io sono piena di contraddizioni, sono come quelle paste metà vaniglia e metà cioccolato: non le piacciono?”; come nell’addio della donna al ragazzo, quando capisce che sceglierà Colette: “fa un effetto strano sentirsi vinti. Mi sento come il coniglietto di una mia cugina. Un coniglio che le avevano dato quando aveva 3 anni. Voleva che mia cugina giocasse con lui e se per caso lo trascurava, cominciava a correrle davanti, facendo dei salti. Un giorno la bambina se ne stancò e il coniglio si sentì perduto: scavò una galleria e scomparve. Finì certamente per morire. Mi scaverò una galleria come il coniglio e poi sparirò…”). Rispetto al romanzo, nella serie fortemente voluta dallo sceneggiatore Jacques Armand e dal regista Claude Barma alcuni nomi e cognomi sono stati cambiati, mentre il detective Chantecoq, che nella versione letteraria era l’eroe protagonista, viene messo da parte per lasciare il proscenio al commisario Ménardier (personaggio secondario nel libro) e alla giovane coppia d’investigatori “per caso” (in realtà Rénier fa praticantato per incarnare successivamente Il commissario Moulin della polizia giudiziaria, nel 1976). Ad animare Belfagor è stato chiamato il mimo Isaac Alvarez. Robert Paillardon firma la serie da produttore esecutivo. La colonna sonora, contraddistinta da note di violini su temi classici, è curata da Antoine Duhamel. Prima di farlo debuttare in un romanzo nell’aprile del 1927, Bèrnede aveva lanciato Belfagor in 59 appuntamenti quotidiani su “Le Petit Parisien” (dal 28 gennaio al 28 marzo 1927), dai quali è tratta la contemporanea prima versione cinematografica diretta da Henri Desfontaines (senza sonoro e inedita in Italia). Dopo La mortale trappola di Belfagor (1967), la creatura di Bèrnede è tornata a far tremare il grande schermo nel 2001: in Belfagor – Il fantasma del Louvre, Sophie Marceau raccoglie la pesante eredità della Gréco a colpi di inutili effetti speciali. Nello stesso anno è toccato al cartone animato in cui Belfagor assomiglia più a Macchia Nera che al terrificante personaggio che teneva con il fiato sospeso mezza Europa a metà degli anni ’60, me compreso…

 

Fonte: Dizionario dei telefilm Garzanti

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