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Il genere drama nel futuro – pt 2

Il genere drama nel futuro – pt 2

Il produttore esecutivo di Bones Hart Hanson è contento di passarsela bene (il suo crime drama ha esordito giovedì scorso con ottimi numeri), sebbene si sia messo in gioco concentrandosi sul lancio dello spin-off The Finder. “Penso sia una cosa passeggera”, ha detto parlando del destino dei drama. “Le reti stanno cercando di essere avventurose e stanno cercando di capire qual è il loro posto rispetto al via cavo. Sul via cavo si ha un terreno più ampio sul quale muoversi in materia di linguaggio, sesso, violenza e realismo” (numerosi produttori di serie drammatiche hanno gravitato verso il via cavo, come John Wells di ER, ora dietro le quinte di Shameless di Showtime e Southland di TNT, solo per citarne uno, prosperando). Hanson ha detto che è difficile competere con il tipo di realismo dei drama via cavo, motivo per il quale lui si concentra su com’essere “più divertente, strano e stravagante piuttosto che realista” in Bones. “Giorno dopo giorno, mi trovo a dover combattere con il significato di rete nazionale”. E mentre alcuni autori stanno cercando di dare un’impronta via cavo allo stile dei loro drama, secondo Hanson questi show non potrebbero essere potenti. “Ciò che convincerà una rete a comprare la tua serie è saper dimostrare di poterla mantenere in onda per molto tempo”, ha detto. “Ci vuole una specie di spunto o un conflitto capace di dar vita a degli sviluppi per almeno due o tre anni”. Uno show come Breaking Bad funziona benissimo per un contesto come quello di AMC, ma probabilmente non sarebbe in grado di sostenere una stagione di 22 episodi, secondo Hanson.

Quello televisivo è un business ciclico, e questa non è la prima volta in cui le reti devono reinventare il genere drama. Alla fine del 1970, le serie drammatiche dovettero fare a spintoni per farsi spazio in una top 10 dominata dalle sitcom (come Laverne & Shirley e Tre cuori in affitto). Questo fino a quando non arrivò Dallas, inaugurando un’epoca di soap drama in prima serata. La stessa cosa accadde nei primi anni ’90, quando i drama furono messi da parte in favore di sitcom come Pappa e ciccia, Quell’uragano di papà e Murphy Brown – finché non arrivarono NYPD Blue ed ER, portando un inedito realismo a bordo dei drama di prima serata. E’ come se, dopo un certo periodo, il pubblico si stanchi del genere drama e delle sue numerose imitazioni. Per gran parte dell’ultimo decennio, procedurali come CSI e Law & Order: Unità Speciale, soap come Desperate Housewives, e alcuni sottogeneri specifici come Lost hanno conquistato il grande pubblico. Con il passare del tempo, questi show e i loro cloni hanno cominciato inevitabilmente a logorarsi. Oggi, NCIS è ancora fortissimo, ma oltre a questo, c’è ancora futuro per i procedurali in prima serata? E per le soap? I polizieschi? I legal? I remake? Le serie d’epoca? I family? I musical? Secondo Littman, i network dovrebbero imparare una lezione dalla crisi delle comedy, generata dall’eccessiva saturazione di serie che sembravano uguali tra loro (ad esempio tutti quei pseudo-remake di Friends). Il declino dei cloni di CSI e Lost è proporzionale al loro numero sempre maggiore.

Determinare in anticipo il successo di una serie è un’impresa impossibile (le già cancellate Charlie’s Angels della ABC e The Playboy Club della NBC sono testimoni infelici), ma fortunatamente, il raccolto autunnale di quest’anno non sembra contenere drama simili tra loro. Questo vale anche per show di metà stagione non convenzionali come Smash e Awake della NBC, The River della ABC e Alcatraz della FOX, i quali potrebbero riuscire a trasformarsi in grandi successi, dando al genere drama la spinta necessaria prima che la stagione si concluda. Un agente ha detto addirittura che i drama presentati quest’anno dalle reti potrebbero finire con il diventare una forza trainante dell’attuale stagione televisiva. “Penso che pendano di più verso i gusti dei telespettatori”, ha detto. “Le reti via cavo hanno spinto i drama talmente in avanti che presto si troveranno a dover definire che cosa il loro tipo d’intrattenimento drammatico significa per loro e per il loro pubblico”. Littman è convinto che il genere drama non si troverà mai nella situazione di dover fronteggiare una crisi difficile come quella affrontata dalle comedy per gran parte dell’ultimo decennio: “Ha raso a zero l’intero settore e personalmente non penso a qualcosa di simile per i drama”. Il vicepresidente esecutivo della ABC Jeff Bader ha detto di essere d’accordo: “Anche quando la commedia era al suo massimo splendore, ci sono stati sempre dei drama altrettanto forti”.

 

 

 

Fonte: comingsoon.it

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