Misfits; supereroi sboccati e brillanti
Cinque teenager, tre ragazzi e due ragazze, sono condannati per reati minori a svolgere servizi socialmente utili. Durante il primo giorno di lavoro, sono però colpiti da uno strano temporale che dona loro dei superpoteri. Simon può diventare invisibile, Curtis può riavvolgere il tempo, Kelly può leggere nella mente, Alisha diviene sessualmente irresistibile se la si tocca (a guardarla bene, schifo schifo non fa) e Nathan… per il momento ha il potere di sparare cazzate a profusione. Banale, penserete voi; verissimo dico io, ma un soggetto banale con dei dialoghi brillanti e una cupa e deprimente atmosfera da sobborgo londinese che rendono Misfits una serie assolutamente unica e godibilissima. Una sola controindicazione: è veramente un peccato guardarla doppiata in italiano; il linguaggio, gli accenti, il modo di parlare tipici della gioventù sottoproletaria britannica sono parte integrante e importantissima dello show e contribuiscono in maniera fondamentale all’orignale connotazione di questo.
Ideata da Howard Overman per il network E4, Misfits (2009) si è subito imposta ai BAFTA, gli oscar inglesi della tv, vincendo il premio come miglior serie drammatica.
Annunciata da una massiccia campagna sul web, la serie s’ispira liberamente al soggetto di Misfits of Science, telefilm anni ottanta dell’americana NBC che lanciò una giovanissima Courteney Cox. Il colorito mix di dramma generazionale, avventura fantastica e black humor di quest’acclamata produzione d’oltremanica si spinge però ben oltre i tradizionali limiti del prototipo, senza fare censura di sesso, violenza o altri argomenti tabù, come tossicodipendenze e devianza giovanile nel pieno stile dei teen drama britannici come Skins o Byker Grove.




